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Terre e rocce da scavo in attività di costruzione: la Cassazione Penale interviene sulla qualifica di sottoprodotto

AGGIORNAMENTO DEL 20/1/2020

La Sentenza di Cassazione Pensale Sez. III n° 1997 del 20 gennaio 2020 è intervenuta a chiarire le condizioni necessarie all’attribuzione della qualifica di sottoprodotto di materiale derivante da operazioni di scavo in attività di costruzione:

“In virtù della previsione di cui all’articolo 185, comma 1, lettera c), D.L.vo 152/2006, viene escluso dall’applicazione della parte quarta del codice dell’ambiente il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato. La prova della sussistenza di tale regime più favorevole deve essere fornita dall’interessato, che infatti deve dimostrare che un determinato materiale sia destinato con certezza ed effettività, e non come mera eventualità, ad un ulteriore utilizzo.”

Testo integrale disponibile per gli abbonati nell’area Aggiornamento Normativo di MyEcol

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